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“Obama sostiene che la crisi dell’Eurozona frena la crescita, anche degli Stati Uniti. I subprime, quelli, la favoriscono.”

“A tutt’oggi quello dell’euro costituisce il primo caso di moneta che vuole uscire da se stessa”

“Tutte le storie finiscono nello stesso modo. Il fatto è che possono essere raccontate in un milione di modi diversi.”

“Un obiettivo concreto, gettare discredito sui software che si utilizzano per creare gif animate”

Per un sovvertimento delle buone maniere.

Per un sovvertimento delle buone maniere (editoriali) ovvero
Recensione di un romanzo inedito scritto da Roberto Saporito.

“Un’educazione parigina” l’ultimo romanzo, in ordine di tempo, di Roberto Saporito. Si badi bene, ‘in ordine di tempo’. L’espressione è giustificata dal fatto che il romanzo è ancora inedito, di conseguenza non sappiamo quando i lettori potranno godere della sua lettura. Non escludo a priori che se qualcuno di voi volesse leggere in anteprima il romanzo potrebbe farlo chiedendolo all’autore. Nella scrittura bisogna provare. In un certo senso questo articolo è una recensione interattiva o proattiva che dir si voglia, per usare un termine deprecabile tanto amato dai manager e dai motivatori aziendali; tanto vale scoprire le carte e dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Sarà la realtà romanzesca, tanto, a costruirci attorno abbastanza barriere e cunicoli, tanti da farci intraprendere la scoperta di qualcosa che è (un romanzo inedito) con il desiderio che sia (un romanzo edito).

Si comincia con la fuga di un cuoco, da Nizza, a Parigi. Si tratta del cuoco di un sushi-bar che ha intenzione di espandere l’attività nella capitale francese, in un tempo burrascoso condito di amori irrisolti. È che certe volte ci vuole una scusa, per fuggire e per intraprendere qualcosa di nuovo, una scusa per ricominciare da un’altra parte, una scusa per non morire. Il secondo è un uomo che gira di notte, in cerca della sua strada, in una Parigi indefinita, a bordo di una bicicletta olandese. Che cosa ci fa un uomo su una bicicletta olandese nel bel mezzo della notte, a Parigi? Già, cosa ci fa? Il terzo uomo è un intellettuale rifugiatosi a Parigi insieme a altri suoi ‘simili’, fuggito da una guerra civile che nessuno vuole ammettere - in patria - come tale, non si sa il perché. 

La sua vicina di casa, Simone, legge “Liberatio”n componendo il quadretto di un idillio esule, roba d’altri tempi direbbe qualcuno, quasi lo scenario di una sit-com d’avant-garde tutta deleuze&guattari&foucault&lacan&debutdunlutte, se non fosse che gli ideatori di sit-com o fiction non sono in cerca di soggetti simili per abbuffare i palinsesti e si accontentano di storie gonfiabili recitate in attori ambosessi altrettanto gonfiabili. La delineazione di questi tre inizi, da parte di Roberto Saporito, conferma la sua abilità - oltre che come narratore - di tratteggiatore di caratteri, una caratteristica che ho avuto leggendo i suoi lavori precedenti…

aperta parentesi» Generazione di perplessi (Edizioni della sera, 2011) - Il rumore della terra che gira (Perdisa Pop) “una delle più belle storie d’amore che ho letto” (Luciano Pagano) - Millenovecentosettantesette. Fantasmi armati (Besa, 2006) - il primo dei lupi mannari che fanno surf non l’ho ancora letto ma sono giustificato dal fatto che ho appena letto un romanzo inedito« chiusa parentesi

…e che qui trovo confermata, sempre più affilata, sempre più rapida e essenziale.

Roberto Saporito somiglia a uno di quei pittori di quadri che vi potrebbe capitare di incontrare nelle grandi capitali europee durante un viaggio estemporaneo, uno di quelli che quando passate davanti alla tela bianca vi voltate un secondo e il quadro è lì, pronto, fotografico, netto, identico alla realtà che vi cade davanti agli occhi; ci rimanete male perché vi siete persi l’attimo della creazione allora aspettate il capitolo seguente, per vedere come fa l’autore a descrivere e delineare in così poche parole un’atmosfera, un personaggio, un ricordo come se fosse comune. Passiamo al secondo ‘giro di boa’ e le cose diventano più complicate. Il primo io, non sappiamo se già bastardo-di-suo o se influenzato dall’aria parigina, si comporta come è giusto che sia, facendo il cascamorto (ce la farà?) con una donna che in teoria (molto poco letteraria) è già impegnata; e anche qui pochi tratti caratteristici permettono a Saporito di far finire la vita nel suo romanzo.

Tutti gli uomini aspirano alla perfezione, sembra dirsi, ma pochi ci riescono, tuttavia non è detto che l’imperfezione non sia unica, irripetibile, desiderabile, allo stesso modo della perfezione cui aspira.

Unico testimone un cane che ha il nome di uno scrittore che è tutto dire, lasciamo al lettore futuro il gusto della scoperta. Andiamo avanti e la trama si infittisce rapida, alla stessa velocità delle pedalate di quello che abbiamo chiamato il “secondo uomo”, che presto finirà per essere coinvolto, rincorrendo il suo passato, nella vita degli altri personaggi. La quotidianità dei personaggi si mescola al passato dei miti parigini, da Marcel Proust a Jim Morrison, per fare due nomi che soltanto a chi non ha letto questo romanzo potranno sembrare agli antipodi.

Roberto Saporito prende la contemporaneità e la riveste di un’aura mitica, anche quando utilizza una colonna sonora che sembra risuonare di classici, spaziando tra i generi, salvo poi accorgerti che molti dei pezzi che la compongono sono recenti, alcuni recentissimi; questa è una delle abilità insite nell’autore, che si unisce a quella di tratteggiare una Parigi che sembra incrociare la Beat Generation alla prima parte di uno dei capolavori del secolo scorso, Fiesta di Hemingway. Quello che accadrà in seguito è tutto da scoprire, il meltin-pot, l’internazionalismo, il passato che torna sui suoi passi, l’amore rubato e l’amore inseguito, sono alcuni dei temi che daranno corso alle ‘storie parallele’ facendole intersecare come in una delle migliori pellicole di Kievsloski. Un vortice di situazioni equivoche ma senza equivoci, sesso e perversione, tradimento. Difficile tradurre in modo composto un romanzo dove c’è aria di noir e commedia allo stesso tempo, soprattutto cercando di incuriosire il lettore quanto basta senza ingannare l’autore e svelare troppo la sua trama ingegnosa. Il personaggio di Amelie, sfuggente e decisa, è quello che resta più impresso insieme a quello del suo ‘inseguitore’.

Un romanzo di fughe che prepara una fuga, questo potrebbe dirsi in poche parole, ma sarebbe riduttivo per un libro che riesce, nello spazio di un centinaio di pagine, a evocare tutta la tavolozza di emozioni e sentimenti di cui siamo fatti, interessante esperimento che conferma le capacità di sintesi e evocazione di Roberto Saporito.

Questa recensione a un romanzo termina qui. Vi auguro di poter leggere questo romanzo al più presto. Poi mi dite.

Luciano Pagano

http://www.musicaos.it

Dimenticavo, il blog di Roberto Saporito è qui: http://romanzo.blog.tiscali.it/


Gli esami finiscono

Per gli esami di maturità mi preparai sotto l’egida del terrore. Storia Contemporanea. Non sapevo nulla. Puoi studiare quanto ti pare, prepararti come vuoi, quando arriva il momento se non hai la percezione di non sapere nulla vuol dire che sei uno stronzo, e come tale meriti di sbagliare. Passai gli esami. Mi fecero una domanda, La Prima Guerra Mondiale, cause, scenario, evoluzione, forze in campo, esito, etc. etc. Dopo un anno di università a Fisica, iscrizione a Filosofia, quattro anni, media del 28, ultimo esame: Storia Contemporanea. Se il programma della maturità poteva sembrare un mattone questo in confronto era, come si dice in dialetto salentino “nu piezzu”. Poco più di tremila pagine di programma, due moduli, uno passato sul corso monografico, Bloch, in autunno e uno sulla parte generale, in primavera. Ultimo esame e poi la laurea. Giugno. Una domanda. La Prima Guerra Mondiale. Ripeto ciò che ho già detto all’esame di maturità, aggiungo poco, me la cavo col giusto, la media resta alta, laurea con lode. Dopo dieci anni ho anche io una domanda: non potevo studiare la dispensa sulla Prima Guerra Mondiale? Se penso che non mi hanno nemmeno chiesto la domanda a piacere. Azz.

“Per una scrittura che anziché cercare spasmodicamente nuovi linguaggi impari a utilizzare quelli vecchi. Nuovi, vecchi, ma insomma!”